sabato 14 gennaio 2012

II Domenica del T.O. Anno B - Domínica secunda post Epiphaníam (15 gennaio 2012)



15 GENNAIO 2012
Le scene di chiamata (Es 3; Is 6; Ger 1...) sono tra le pagine più vive della Bibbia. Ci rivelano Dio nella sua maestà e nel suo mistero, e l’uomo in tutta la sua verità: nella sua paura e generosità, nei suoi atteggiamenti di resistenza e accettazione...

Il piano di Dio
Ogni uomo, per il fatto stesso di essere al mondo, è in stato di «vocazione». Attraverso le vie misteriose degli eventi umani più ordinari e oscuri, Dio lo chiama all’esistenza per un suo particolare progetto di amore. La vocazione infatti, come l’esistenza, è sempre una chiamata personale. Dio non costruisce gli uomini in serie; non usa lo stampo: parla a ciascuno personalmente.

Scoprire la propria vocazione significa scoprire il progetto di vita che Dio ha su ciascuno di noi, perché l’iniziativa è sempre di Dio. «Parla, perché il tuo servo ti ascolta» (prima lettura). «Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà» (salmo responsoriale). Approfondire l’iniziativa preveniente di Dio porta con sé tutto un processo di interiorizzazione e di scoperta progressiva delle esigenze spirituali e morali della propria vocazione (seconda lettura).

Il binomio di «chiamata» e di «sequela Christi» rappresenta, d’altronde, una delle categorie fondamentali della vita cristiana, la cui struttura è chiaramente dialogica, fatta cioè di domanda e di risposta, di appelli che passano attraverso le vicende della vita e di risposte che si esprimono non solo in professioni di fede o in preghiera, ma in scelte di vita e in continua disponibilità del cuore. La categoria del dialogo esprime anche un’altra caratteristica fon­damentale della vita cristiana: la dinamicità. Il cristiano non è colui che ha in tasca la soluzione di tutti i problemi, che possiede come una specie, di assicurazione sulla vita di fronte agli interrogativi del presente e del futuro. Egli si sente, al contrario, come un uomo in ricerca, le cui certezze sono continuamente messe in questione dagli avvenimenti. E tuttavia il suo legame con Cristo fa di lui un ricercatore originale, perché il suo cammino in qualche modo è già stato tracciato e percorso, e la mèta è raggiungibile.

Camminare insieme
Anche se l’appello di Cristo si fa sentire come invito personale e si chiarisce nel cuore di una intimità sempre nuova e irripetibile, esso apre sempre la strada a una esperienza comunitaria.

L’incontro personale con Gesù suscita l’incontro personale e comunitario con tutti coloro che hanno fatto l’esperienza di questo incontro, e dà l’avvio alla costituzione di una comunità nella quale il vivere insieme e il « seguire » insieme Gesù diventa una caratteristica essenziale. Accanto alla vocazione personale c’è, quindi, la vocazione a far parte di un popolo che si chiama Chiesa: ekklesía, che vuoi dire appunto, la «convocata», la «eletta», la «chiamata».

« Vieni e seguimi »
Questo invito risuona oggi come venti secoli fa. Ma quali resistenze non solleva nell’uomo moderno? La parola «seguire» non richiama immediatamente un atteggiamento mediocre, di conformismo, di mancanza di fantasia, di creatività, di personalità? Si segue la moda, il partito vincente, l’opinione di chi grida più forte o parla per ultimo... Chi «segue» rinuncia a vedere con i propri occhi, vende il cervello all’ammasso, considera un lusso avere opinioni. Ci chiama forse a queste cose l’invito di Gesù? A rinunciare alla libertà creatrice, ad ogni iniziativa personale, per camminare dietro a lui come servitori muti e docili, anche se guardano in alto e cantano con entusiasmo?

Guardiamo a quello che ha fatto lui. Egli ha seguito fedelmente la volontà del Padre suo, tanto che sul punto di morte ha gridato: «Tutto è compiuto!». Ma questa volontà faceva di lui un uomo libero. Egli ha proclamato al mondo una parola nuova, creatrice, quella appunto che aveva ascoltato dal Padre suo. Se egli chiama dei discepoli a seguirlo è soltanto per dire loro: «Come il Padre ha mandato me così io mando voi». Il seguire Gesù e l’essere mandato è uno stesso movimento. Proprio perché gli apostoli hanno seguito Gesù, sono stati inviati in tutto il mondo. Legati a lui, liberi da qualunque legame con le tradizioni e con qualunque potenza di questo mondo, essi hanno creato delle comunità nuove, fatte di uomini liberi e fratelli. Seguire vuoi dire, dunque, andare avanti, creare. Non da soli, ma insieme con lui, e rimanendo in comunione con tutti coloro che lo seguono e sono legati a lui da questo legame unico e molteplice che è stato creato dalla sua chiamata. Chi si siede o si adagia nelle proprie abitudini, chi si integra in un sistema perfetto, dove tutto è previsto e predeterminato..., questi non segue più, perché non ascolta più la voce di Gesù che lo precede nel cammino e lo invita a lasciare le false sicurezze per una ricerca sempre rinnovata. Il Signore ci chiama ogni giorno e la nostra risposta deve essere sempre nuova. (CC Salesiano)


La perfetta armonia frutto della concordia
Dalla «Lettera agli Efesini» di sant'Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Capp. 2, 2 - 5, 2; Funk 1, 175-177)

È vostro dovere rendere gloria in tutto a Gesù Cristo, che vi ha glorificati; così uniti in un'unica obbedienza, sottomessi al vescovo e al collegio dei presbiteri, conseguirete una perfetta santità.

Non vi do ordini, come se fossi un personaggio importante. Sono incatenato per il suo nome, ma non sono ancora perfetto in Gesù Cristo. Appena ora incomincio ad essere un suo discepolo e parlo a voi come a miei condiscepoli. Avevo proprio bisogno di essere preparato alla lotta da voi, dalla vostra fede, dalle vostre esortazioni, dalla vostra pazienza e mansuetudine. Ma, poiché la carità non mi permette di tacere con voi, vi ho prevenuti esortandovi a camminare insieme secondo la volontà di Dio. Gesù Cristo, nostra vita inseparabile, opera secondo la volontà del Padre, come i vescovi, costituiti in tutti i luoghi, sino ai confini della terra, agiscono secondo la volontà di Gesù Cristo.

Perciò procurate di operare in perfetta armonia con il volere del vostro vescovo, come già fate. Infatti il vostro venerabile collegio dei presbiteri, degno di Dio, è così armonicamente unito al vescovo, come le corde alla cetra. In tal modo nell'accordo dei vostri sentimenti e nella perfetta armonia del vostro amore fraterno, s'innalzerà un concerto di lodi a Gesù Cristo. Ciascuno di voi si studi di far coro. Nell'armonia della concordia e all'unisono con il tono di Dio per mezzo di Gesù Cristo, ad una voce inneggiate al Padre, ed egli vi ascolterà e vi riconoscerà, dalle vostre buone opere, membra del Figlio suo. Rimanete in un'unità irreprensibile, per essere sempre partecipi di Dio. Se io in poco tempo ho contratto con il vostro vescovo una così intima familiarità, che non è umana, ma spirituale, quanto più dovrò stimare felici voi che siete a lui strettamente congiunti come la Chiesa a Gesù Cristo e come Gesù Cristo al Padre nell'armonia di una totale unità! Nessuno s'inganni: chi non è all'interno del santuario, resta privo del pane di Dio. E se la preghiera fatta da due persone insieme ha tanta efficacia, quanto più non ne avrà quella del vescovo e di tutta la Chiesa?